Fuori Circolo. I fili di Dieye

Lo scorso novembre un giornalista del Corriere di Como pubblicava su un quotidiano on line un’intervista su un esempio di integrazione in un “cortile solidale” a Figino Serenza, in provincia di Como. L’articolo (http://www.quicomo.it/attualita/figino-serenza-corte-solidale.integrazione.html) aveva avuto in quei giorni centinaia di condivisioni sui social e aveva provocato reazioni inaspettate: nessun commento razzista, forse perché protagonisti della storia erano i bambini e, al contrario, una potente dose di umanità. Diverse persone si erano interessate alla piccola realtà, uno scrittore noir aveva pensato di ambientare nel cortile un suo romanzo, alcuni hanno iniziato ad inviare piccoli aiuti e una sera è arrivata anche la visita di Don Giusto di Rebbio.
Alla fine dell’intervista sul quotidiano online, Elena Razzi aveva lanciato un invito a cena per il giorno del suo compleanno. In questo invito, parlava di una tavola e della sua vicina del Senegal che avrebbe cucinato insieme a lei. A dicembre, in moltissimi hanno scritto ad Elena per poter partecipare alla sua festa. Ma la
casa di Elena è troppo piccola per poter ospitare tutte le persone che avrebbero desiderato esserci e così lei aveva promesso che presto avrebbe organizzato tutto più in grande, trovando uno spazio adeguato.
Così con Dieye, la vicina senegalese, hanno stabilito una data (il 18 maggio), trovato una cucina professionale, un cuoco che le affiancherà, un grande spazio all’aperto che si affaccia sui binari del treno (a Como nella zona di Camerlata) e dei musicisti del Senegal, perché in Senegal non c’è festa senza danze.
Ai musicisti senegalesi si aggiungerà quella sera anche un cantautore canadese, Bocephus King, la cui musica è ricchissima di contaminazioni, anche questo in perfetta sintonia con lo spirito della serata conviviale.
Mentre l’idea della festa prendeva concreta forma, una mattina presto Dieye ha chiamato Elena sconvolta perché nottetempo suo marito le aveva comunicato che, durante la visita alla famiglia in Senegal, aveva preso una seconda moglie. Per pagare la dote aveva prosciugato i pochi risparmi con cui Dieye cercava di mantenere i due figli. Da quel momento lo sguardo di Dieye, il sole in persona, ha iniziato a spegnersi, finché un giorno al parco, mentre i bambini giocavano, Elena le chiese: “Ti piacerebbe tornare nel tuo paese? Dalla tua mamma? Dalla tua famiglia? So che non hai i soldi per i voli aerei, ma ho un’idea”.
Così Elena ha pensato che quel 18 maggio, che la festa che aveva pensato di organizzare per tutti coloro che avrebbero voluto esserci per il suo compleanno a dicembre, poteva diventare una cosa ancora diversa…. poteva diventare una festa per Dieye.
Il prossimo 18 maggio 2019 Elena ha organizzato una cena a tema a cui bisognerà prenotarsi (i posti a sedere sono 150) e, dopo cena, la festa sarà aperta a tutti. I fondi che verranno raccolti verranno utilizzati per acquistare i voli aerei di Dieye, ma anche per altri progetti di accoglienza.
Alcuni progetti forse sono ancora nei sogni, in un momento buio in cui non vengono fatte sbarcare le persone dalle navi.
Elena ha coinvolto il marito, Andrea Parodi, da anni impegnato nel settore della musica, i parenti, le amiche, gli amici e parenti delle amiche perché quella sera dovrà esserci una marea di persone a fare festa, una festa che, sempre nei sogni di Elena e di tutti coloro che stanno partecipando al progetto, dovrebbe essere una festa da ricordare e la prima di tanti altri momenti di convivialità e condivisione.
Le donne in cucina durante i preparativi vestiranno abiti africani che la mamma di Dieye ha confezionato e che ha appena spedito, sono coloratissimi! Dal Senegal sono arrivati anche i fiori del bissop (hybiscus), ingrediente principale della bevanda tipica che verrà servita alla festa.
Si è creato così, spontaneamente come un ponte: l’intera famiglia di Dieye è coinvolta e partecipe a distanza nell’organizzazione della festa! Quella sera si cercherà di fare anche una diretta video con il loro villaggio. I bimbi del “cortile solidale” spesso si fanno prestare gli abiti pachistani per i loro giochi: da qui l’idea di ispirarsi alla loro fantasia senza confini, per indossare anche noi gli abiti che faranno parte del viaggio di quella sera.
Ci sarà una fotografa professionista che farà un reportage, dai preparativi alla festa e anche queste foto saranno parte dei futuri progetti di accoglienza, delle future feste e dei futuri “viaggi virtuali” come quello del 18 maggio.
Uno dei desideri è che il giornalista del Corriere scriva di nuovo e che molti altri parlino di questa storia e di questa festa.
Naturalmente in cucina ci saranno anche delle amiche senegalesi di Dieye perché, prima di tutto, c’è la voglia di divertirsi insieme. Ci sono diverse idee per coinvolgere anche i bambini, si pensava ad una installazione artistica che potrebbero creare loro stessi per quella serata. Ci si può rattristare davanti ai racconti di chi abbandona la propria terra, ma certi destini si possono incrociare e le radici del baobab possono espandersi anche in una terra accogliente.

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